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La Pieve di Cesato è quella che nel territorio di Faenza può vantare la più antica documentazione: è ricordata esistente nell'anno 755, citata come la Pieve di S.Giovanni in Aczigata. Difatti, gli antichi documenti medioevali per esprimere Cesato usano varie espressioni come Acxigata, Ansiata, Asiata, Aziata, Sezata, Seggiata, Cesata.
Non appena il Cristianesimo fece sentire i suoi primi influssi anche nella nostra regione, dopo il IV secolo, mentre nelle città sorgevano le chiese e le basiliche, nelle campagne e nei villaggi più popolati sorsero le cosidette Pievi (dal latino "Plebs").
La caratteristica della Pieve di S.Giovanni Battista di Cesato era quella di possedere il Fonte Battesimale, privilegio riservato in quel tempo solo alle basiliche nelle città. Un'altra caratteristica della Pieve è la sua qualità architettonica, risalente alle Basiliche paleocristiane ravennate (stile protoromanico ravennate), con alcune singolarità. La forma generale corrisponde a quella delle pievi generiche che si possono incontrare nel territorio ravennate-romagnolo. La novità appare comunque nei fianchi dove, invece delle arcatelle pensili appaiate, ricorrono le ampie arcate che già si volgevano nelle finestre delle basiliche del V e VI secolo.
Nei pressi dell'altare maggiore è disposta la Madonna del Miele, opera in ceramica con la particolare Creta di San Cristoforo che si trova nei calanchi di Brisighella nella proprietà di Umberto Santandrea, modellata dall'artista Benita Cappelli Tampieri e decorata a pennello con antichi smalti da Anna Gorra Strocchi, entrambe collaboratrici nella Bottega del celebre ceramista faentino P. Melandri. Si tratta di un pannello di cm. 37x36. La Beata Vergine ha il capo coperto da un velo che nasconde, in parte, una folta capigliatura; il volto è quello sereno, ma un poco austero e preoccupato come quello di una mamma. Il Bambino Gesù è sulle ginocchia saldamente tenute dalla Madonna; volge il suo sguardo a Lei mentre indica con la mano destra un'arnia di che contiene il dolce miele. Cinque api stanno raccogliendo il polline dai vari fiori presenti nel prato e nei due mazzi collocati in alto. Loro stesse quasi vorrebbero poter dare il miele al Gesù Bambino. Si tratta di un'opera di straordinaria bellezza e di fattura assai pregevole.

Purtroppo la chiesa subì radicali restauri dal XVII secolo in poi, allorquando, ridotta a una sola nave, ebbe altresì cambiata la posizione dell'abside con quella della fronte.

Bibliografia:
Ville faentine
Rocche e Castelli di Romagna

 







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